Discorsi diretti e mani fredde

“Pronto?”

“Ciao.”

“Ciao. Come stai?”

“Fa freddo e ho le mani e i piedi congelati. Mi sento depressa, vorrei solo guardare un film francese, con una tisana allo zenzero e quei biscotti al cioccolato e avena che hai assaggiato lo scorso weekend, qui a casa mia. Perché non sei a casa mia? Meglio così forse, tanto ho solo voglia di stare sola.”

“Dato che sei così… se vuoi ti lascio in pace, almeno fai tutte queste cose.”

“Si.”

“Allora non vuoi che ti tenga compagnia, giusto?”

“No, ho detto di no! Bhe forse si. Sei bello comunque, vorrei le tue mani calde in questo momento, magari sulle mie che come ti ho già detto sono fredde.”

“Magari i tuoi problemi di circolazione ti danno alla testa.”

“Magari le mie mani hanno solo un fottuto bisogno delle tue.”

“Ma le tue sono fredde, non le voglio addosso.”

“Giuro che stacco il telefono!”

“Dai scherzo scema, ti voglio addosso pure quando ci sono 40°.”

“Comunque prima ero solo nervosa, mi sono venute in mente cose che non riesco a fare, altre che vorrei fare e poi mi devono arrivare.”

“Non ci girare intorno!”

“Ma se sono ferma.”

“Si lo so, sei troppo ferma. Tu mi fai stroppiare! Si dice stroppiare o storpiare?”

“Stroppiare è una variante popolare, ma comunque quello che hai detto non vuol dire niente.”

“Ma la smetti di puntualizzare?”

“Stroppiare, puntualizzare, are, ere, ire.”

“Dai Ire…”

“Ok la smetto. Mi stavo divertendo però.”

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