Nessun dorma

La notte non riesco a dormire. Spesso cado in uno stato d’insonnia produttiva. Penso seriamente a tante cose, non connesse da filo logico, ma le arrotolo e ci penso. Penso tipo a quel risotto consigliato dallo zio chef di S. con zucca e amaretti, quella sera mi sono sciolta in un orgasmo palatale. Roba da salivazione eccessiva e occhi leggermente girati.

Oggi sul 4, quell’odore mi ha ricordato mia zia. Quelli erano tempi di voci alte e sigarette accese dai fornelli, erano i tempi dei suoi capelli neri. Il caffè della moka era pessimo, ma non l’avrei mai rifiutato.

Se giro la testa vedo formichieri bianchi su coperta color senape. Senape, senape, giallo! Tipo la maglia di A. le stava bene quel colore, la rendeva soddisfatta, lei gesticola spesso tenendo l’indice e il medio uniti. Non vedo l’ora giuro. Non vedo l’ora di ascoltare i vinili di Charles Bradley, imprecare davanti alla cena bruciata e sorridere ordinando del sushi mediocre. “Senti, tu a me non dici cosa devo fare, ok ragazzina?”

Idea per immagine coordinata, idea per manifesto, idea per la cena di questa sera. Si riduce il tutto in cose scontate come le barbabietole da zucchero per la geografia, che a sto punto, meglio le zuccherietole da barba anche se mi sembrano una trovata marketing. Roba da hipster.

Donald Trump, l’Isis, i luoghi comuni. San Salvario, Santa Giulia, Piazza Vittorio. Lui ha visto lei leggere quel libro, non leggere il titolo, non farlo! Poi va a finire che leggi lei. Leggerezza e pesantezza, pesantezza e leggerezza. Milan Kundera, le mie sorelle, una che cammina sbattendo i talloni e l’altra che salta sul letto.

Dall’ultima febbre che ho avuto mi pare di non sentire più tanto bene gli odori e perdo spesso sangue dalla narice destra. Anche se l’altra sera, nella sua macchina, mi è uscito da quella sinistra. Mi hanno consigliato di metterci del cotone imbevuto di acqua ossigenata, anche se poi frigge. Dovrei comprarla perché quella che avevo l’ho regalata a lui. Sanguinava come me e io come lui. Sanguinavamo, lui da un taglio e io dal naso, mi ha sporcato le Nike.

Sono le 3.00, sveglia alle 9.00. Sono le 9.00, sveglia alle 3.00. Posticipa tutto: impegni, desideri, design, zenzero candito, l’aereo, la lavatrice e la risposta al commento di annelisaleinbach su Instagram. Finalmente il telefono è carico, odio rimanere costretta al caricatore, tipo cane al guinzaglio, ma quando la batteria è sotto il 20: zona rossa! Condivido la camera con mia sorella, la bottiglia dell’acqua per la notte con mia sorella, il piacere per il trash e anche il caricatore.

“Gio, a quanto hai il telefono?”

“18% Ire!”

“Io al 10. Ho diritto a metterlo sotto carica.”

“Si ma muoviti che devo uscire.”

Mi sono resa conto di aver perso un raccoglitore di francobolli asiatici, tante maglie e una volta anche una tartaruga. Mai più trovata. I miei genitori manifestano il loro amore dividendo la frutta. “Fai a metà con me?” Una volta avevo dei genitori fumatori “Ce la smezziamo?”

Gli amaretti stanno ai dolci come Irene sta alla pace. Gli amaretti sono dolci e Irene significa pace. Mia sorella la notte mi abbraccia sognando il suo ragazzo. Io invece, immagino che al posto suo ci sia tu.

Hic et nunc, ultimamente esistiamo.

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