Caffè nero.

Le luci basse, la cena finita e l’odore di fumo.

“Senza zucchero, grazie.

Il cucchiaino lo voglio ugualmente però, mi piace girare il caffè.

Potresti aprire la finestra, per favore? Deve entrare Mr. Blues.”

Si muoveva seducente, pronto ad attirare qualsiasi attenzione. Sensuale e identico alla cera che colava lenta sul parquet. Ballava a ritmo di vita, si sapeva comportare ed era l’unico che voleva farsi vedere.

C’era una volta Mr. Blues, completamente nero. Fu un gusto molto amaro quello.

“I’m talkin’ to the shadow
One o’clock till four
And Lord, how slow the moments go
And all I do is pour
Black coffee
Since the blues caught my eye
I’m hangin’ out on Monday
My Sunday dreams to dry.”

Ipnotizzava la gente mentre sorseggiava del Patròn. Prima di entrare dalle finestre raccoglieva le piante, quelle sui balconi, piene di smog; le arrotolava in piccoli pezzi di carta e le fumava mentre muoveva i suoi fianchi. Da lento a veloce, da lento a più lento, per poi fermarsi come la cenere che si appoggia sul pavimento. Ah Mr. Blues! Che la notte appariva irriverente, si svuotava le tasche e dava spettacolo sulle tovaglie di sconosciuti, in case a numeri pari.

“Passami quelle caramelle gommose.

Mr. Blues le apprezza perché gli ricordano le meduse nel mare, quelle che pulsano a ritmo di un tamburo voodoo.

Mr. Blues lo sfrontato, lui compare e scompare nel tempo di un caffè nero.”

 

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