Cose da nottambuli

“Dai, dormi con noi questa notte.”

Offesa. Sono giorni che lei è così. Prende il suo cavallo viola, quello dalla criniera rosa, lo accarezza facendolo trottare sulle tende, sulla scrivania, per poi metterlo a dormire in una mia scarpa.

Tornando dall’università, trovo trappole minuziose. Costruite con ingegno e con l’intento di farmi inciampare. Sono opere architettoniche formate da fili tesi, intrecciati tra di loro, accompagnati da piccoli zuccherini colorati, buttati a terra. Ci sono anche delle coccinelle di legno grandi quanto l’unghia di un mignolo, il suo.

Talloni morbidi sobbalzano sul marmo freddo. “Ale, non correre che è tardi.” Il nostro tardi è veramente tardi, vista l’inclinazione della mia famiglia ad essere nottambuli anarchici. La tv è sempre troppo alta, la torta si cuoce verso le 23:30 e l’asciugatrice finisce all’ 1:00.

Alessia ogni sera, sempre la stessa storia: a toni alti e con piede di guerra vuole fare la lotta. Mani in posizione Karate kid, lo sguardo basso e quei capelli lunghi che offuscano l’espressione di sfida. Lei si esprime così, un secondo forse due ed è pronta all’attacco. Quattro anni e una forza che recupera dal suo piccolo mondo fatto di energia rinnovabile. Mi dice che “mi fa stacco” perché quando torno a casa devo sempre studiare e non posso giocare con lei. Poi ha sentito del mio progetto che prevede la partenza per il Canada, quindi adesso io “sono solo brava ad andarmene.” Conquistare qualcuno non è facile, ma riconquistarlo è ancora più difficile. Abbiamo comprato un letto matrimoniale a soppalco, in quel letto non ci dorme mai nessuno, ma è diventato il suo tempio indiscusso. Lei si sente una musa, attorniata da pupazzi dai nomi assurdi.

“Ale, posso giocare con te?”

“No! Vai via.”

“Dai Ale, perché mi rispondi così?”

“Nene, lasciami in pace.”

“Quindi non vuoi fare la guerra? Va beh…comunque peccato, io avevo due personaggi molto belli che non hai mai conosciuto. Loro potrebbero cavalcare i tuoi cavalli.”

Il suo stupore si fa notare dagli occhi sgranati e la bocca aperta. Ma ancora non mi accetta, niente da fare.

“Ok, allora vado a dormire.”

Dopo mezzo secondo: “Iiiiiih!”

“Ho sentito un cavallo o sbaglio?”

Quella furba sta lì seduta, mi guarda dall’alto al basso con le braccia conserte e l’aria di superiorità: “Tu e i tuoi personaggi potete salire qua sopra solo se mi portate delle caramelle gommose, una scarpetta azzurra e la spazzola piccola.”

“Agli ordini Musa.”

Con i personaggi tra le mani, inizio a girare per casa cercando tutto il materiale richiesto: trovo una caramella gialla e una rossa, la scarpetta azzurra, ma la spazzola piccola non è al suo posto. Pensa, pensa…la cesta dei giochi! Trovata! Quindi corro in camera, piede sul primo scalino di legno, lei non molla e rimane a fissarmi con la stessa faccia di chi lavora alle dogane, la stessa di chi non si fida e ti sfida. 

Speranzosa tiro fuori il malloppo.

“Ok sorella, per questa volta puoi salire.” 

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